Una organizzazione chiamata Bicycle Empowerment Network (BEN) sta distribuendo biciclette di seconda mano tra le comunita’ rurali della Namibia. In pochi mesi sono state consegnate piu' di 4.000 due ruote, istruito piu’ di 100 ciclisti, di cui la meta’ donne, creato e organizzato 30 biciclette “ambulanza” con relativi 30 nuovi posti di lavoro.
(Fonte: AllAfrica.com)Davide Calabria
lunedì 4 febbraio 2008
L'ITALIA E' UN PAESE DI BUFFONI, LADRI E...
Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a suavolta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più.Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico.
Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula.Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora direte voi un giornale come quello?Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000euro. E che fara' di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? Insisterete ancora voi. Che fara'?Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapetecon chi?Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche.
Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine. Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella,che ci faceva sull'aereo di Stato? L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare illoro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur. Siamo nell'aprile del 2006. Da allora -assicura l'editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate? Bene,proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000euro per rappresentanza e 22.000euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati delministro:
Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato UdeurPasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità. La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sededel giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella. Chi l'ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella. Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS
Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula.Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora direte voi un giornale come quello?Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000euro. E che fara' di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? Insisterete ancora voi. Che fara'?Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapetecon chi?Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche.
Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine. Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella,che ci faceva sull'aereo di Stato? L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare illoro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur. Siamo nell'aprile del 2006. Da allora -assicura l'editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate? Bene,proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000euro per rappresentanza e 22.000euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati delministro:
Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato UdeurPasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità. La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sededel giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella. Chi l'ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella. Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS
domenica 3 febbraio 2008
FRANCESCO PERILLI E IL MULTICULTURALISMO
Francesco Perilli appare come un uomo schivo, umile, che lavora sodo "passo, passo" come ama spiegare; artista versatile, predilige ogni tipo di sperimentazione e considera la sua arte "circolare". E’ un autodidatta antesignano per eccellenza, il primo che ha parlato di "multiculturalismo" quando il termine non era stato coniato nemmeno nei vocabolari e in pochi lo conoscevano nella sua accezione più profonda. E’ un uomo che riesce a mettersi in discussione, che si prende sul serio senza tralasciare una vena di sottile ironia che non lo abbandona mai, come l’inseparabile sigaro. L’impressione che ho di lui è quella di un essere autentico e sobrio. Libero e fedele al nome che porta, Francesco, appunto.
Perilli è l’ideatore e realizzatore del simbolo del multiculturalismo, un’opera bronzea collocata in quattro continenti che presto sarà anche ad Assisi, Los Angeles e probabilmente in Palestina.
La storia
Francesco Perilli ha un nome che, suo malgrado, lo condiziona, quello del poverello d’Assisi ed è nato, neanche a farlo apposta, il 4 ottobre del 1949 a Nereto (Teramo). Figlio di un ebanista, vive nell’immediato dopoguerra le difficoltà di un paese in ricostruzione, perciò non può studiare, perché deve lavorare ed aiutare la famiglia. Apprende i primi rudimenti dell’arte dal padre, poi frequenta nel ’65 la locale bottega di ceramica ed infine conosce la terza dimensione frequentando lo scultore ascolano Giuseppe Marinucci. In molti tra intellettuali ed artisti hanno contribuito in questi anni alla sua formazione, ci è impossibile per ragioni di spazio elencarli tutti, ma basta ricordare Pietro Annigoni, Federico Zeri, Domenico Guzzi, Carlo Levi, Dacia Maraini, Ermanno Olmi, Carlo Lizzani, Nann Loy tanto per citarne qualcuno.
L’intervista
"Quando hai deciso che avresti fatto l’artista?"
- Lo stimolo c’è stato un po’ da sempre, ma quello che mi ha incoraggiato è stata la partecipazione ad un premio, su mille opere la mia è risultata la prima, qualche volta i premi servono ad aiutare a proseguire in varie attività, è una scommessa che si fa molto ingenuamente agli inizi del terribile cammino che ci attende…ma la manualità la devo senz’altro a mio padre che era un falegname ebanista che mi ha insegnato a manipolare la materia, anche i colori, poi piano piano è venuto il disegno, però la bottega anche se non è quella classica fiorentina, però la manualità legata ad un’inclinazione, sicuramente produce qualcosa.-
"Bisogna avere talento!"
Non sta a me dire se io ce l’ho, è certo che sono stato incoraggiato parecchio, per esempio da Federico Zeri e da grossi nomi del mondo dell’arte che hanno trovato i miei lavori interessanti, il modo in cui li realizzo, le tecniche che uso che sono un po’ esclusive.-
"Lei ha incontrato molti intellettuali, quale peso hanno avuto nella sua formazione artistica ed umana?"
Per me hanno rappresentato un esempio, ho provato per loro una grande ammirazione, la loro autorevolezza mi ha incoraggiato tantissimo ad avere maggiore fiducia in me stesso, perché ero disorientato, non provengo da scuole particolari, perciò non ho riferimenti o canoni da seguire, è un percorso quotidiano, un taglia incolla, costruito negli errori, nei risultati, nei pensieri incompleti che qualcuno aiuta ad aggiustare, è una cultura fatta di attenzione a tutto ciò che ci sta intorno, più che una cultura scolastica. Io non ho l’accademia di Belle Arti alle spalle, né un corso di studi regolare, ho lavorato fin da piccolo.-
"Però ha scelto di fare l’artista, invece dell’operaio, ardeva, quindi, il sacro fuoco che è stato più forte di tutto?"
Assolutamente sì. Agli inizi c’è stato un premio, poi ne ho conseguiti decine, uno dietro l’altro, risultavo sempre tra i primi, qualche articoletto sul giornale locale, qualcuno acquistava un disegno, magari per cinquemila lire che a me bastavano ed avanzavano per le piccole cose che servivano ad esercitarmi e quindi ad andare avanti, e tutto questo è un’avventura abbastanza particolare.-
"Una lunga gavetta…"
Assolutamente…e ancora prosegue.-
"Poi è arrivato al monumento del multiculturalismo, perché?"
Forse era la parola che mancava al mio pensiero, quando sono andato in Canada ed ho avuto l’impatto con un tessuto sociale così ricco ed assortito, mi sono chiesto quali sincrasie derivassero da queste convivenze, mi interrogavo su quale risultante culturale nuova avrebbero prodotto ed ho pensato al multiculturalismo come ad un piccolo esempio del mondo unito e non condividevo che si trattasse di un fenomeno solo canadese per amministrare e dare il contentino alle minoranze, perché lì si contendono il territorio i francesi e gli inglesi e gli altri sono considerati ancora dei deportati.-
"Perciò ha convogliato tutte le sue energie su questo concetto del multiculturalismo tanto da trasferirlo nella sua arte?"
- Sì, sicuramente è un problema esistenziale, ho cominciato a guardare il mondo da una prospettiva astratta, vedevo una sfera con tutte queste formichine con i loro recinti.-
"A che punto siamo in Italia, a suo parere, per quanto riguarda il multiculturalismo?"
La nostra è una cultura nazionalista ben radicata, poi c’è stata un’espressione liberista sconsiderata, oggi bisogna intensificare gli scambi culturali, è una tematica nuova, perché si accelera la comunicazione, i trasporti, c’è un disequilibrio economico planetario che è preoccupante e ci deve far pensare seriamente al nostro futuro e a quello dei nostri figli, la conservazione della nostra cultura, pur nell’apertura ad altre culture, bisogna tutelare il particolare in correlazione con l’universale.-
"Abbiamo assistito ad una guerra tra poveri"
- Ma c’è sempre stata la guerra tra poveri, si è accentuata piuttosto
- La guerra tra poveri c’è sempre stata
Che cos’è il multiculturalismo
Francesco Perilli e Domenico Guzzi ne parlano in un libro che sarà presentato il 18 agosto a Martin Sicuro e si può riassumere nel concetto, che dovrebbe essere insito nell’uomo ed espresso da Perilli nel suo Manifesto del Movimento Multiculturale che recita: "Il Multiculturalismo è il moderno modo di pensare, essere, vivere ed operare che, per il raggiungimento del bene comune, pone a proprio fondamento nuove e multiformi strategie di pacifica convivenza tra culture e religioni diverse."
L’opera simbolo del multiculturalismo
E’ un’opera bronzea ideata e realizzata dall’artista in chiave postmoderna che raffigura un uomo, al centro del globo, nell’atto di unire due meridiani; gli altri meridiani sono tirati su da colombe già simbolo della pace, esse incarnano le vitalità culturali che nel rispetto reciproco aiutano a costruire il mondo. La figura umana rappresenta l’uomo universale ed è raffigurata senza volto e senza capelli, proprio per evitare qualsiasi identificazione con una specifica etnia. Lo sforzo che l’uomo compie è teso ad unire il mondo nell’implicito messaggio che lo vede protagonista della divisione operata e al quale spetta riunificare il tutto. Il simbolo del cerchio non è casuale ed esprime il rapporto imprescindibile tra uomo e natura nella loro globalità, mentre le altre otto colombe che tirano i relativi meridiani rappresentano i quattro punti cardinali e le direzioni intermedie della rosa dei venti, insomma da qualsiasi parte arrivino le culture contribuiscono tutte, senza distinzione, alla costruzione del mondo.
Il messaggio di quest’opera è forte ed è arrivato in vari continenti e in città simbolo, vedi Sarajevo, dove gli integralisti volevano toglierla ed in seguito coprirla, tanto da trasformarla da simbolo della tolleranza, in quello dell’intolleranza, fortunatamente senza riuscirci.
Perilli è l’ideatore e realizzatore del simbolo del multiculturalismo, un’opera bronzea collocata in quattro continenti che presto sarà anche ad Assisi, Los Angeles e probabilmente in Palestina.
La storia
Francesco Perilli ha un nome che, suo malgrado, lo condiziona, quello del poverello d’Assisi ed è nato, neanche a farlo apposta, il 4 ottobre del 1949 a Nereto (Teramo). Figlio di un ebanista, vive nell’immediato dopoguerra le difficoltà di un paese in ricostruzione, perciò non può studiare, perché deve lavorare ed aiutare la famiglia. Apprende i primi rudimenti dell’arte dal padre, poi frequenta nel ’65 la locale bottega di ceramica ed infine conosce la terza dimensione frequentando lo scultore ascolano Giuseppe Marinucci. In molti tra intellettuali ed artisti hanno contribuito in questi anni alla sua formazione, ci è impossibile per ragioni di spazio elencarli tutti, ma basta ricordare Pietro Annigoni, Federico Zeri, Domenico Guzzi, Carlo Levi, Dacia Maraini, Ermanno Olmi, Carlo Lizzani, Nann Loy tanto per citarne qualcuno.
L’intervista
"Quando hai deciso che avresti fatto l’artista?"
- Lo stimolo c’è stato un po’ da sempre, ma quello che mi ha incoraggiato è stata la partecipazione ad un premio, su mille opere la mia è risultata la prima, qualche volta i premi servono ad aiutare a proseguire in varie attività, è una scommessa che si fa molto ingenuamente agli inizi del terribile cammino che ci attende…ma la manualità la devo senz’altro a mio padre che era un falegname ebanista che mi ha insegnato a manipolare la materia, anche i colori, poi piano piano è venuto il disegno, però la bottega anche se non è quella classica fiorentina, però la manualità legata ad un’inclinazione, sicuramente produce qualcosa.-
"Bisogna avere talento!"
Non sta a me dire se io ce l’ho, è certo che sono stato incoraggiato parecchio, per esempio da Federico Zeri e da grossi nomi del mondo dell’arte che hanno trovato i miei lavori interessanti, il modo in cui li realizzo, le tecniche che uso che sono un po’ esclusive.-
"Lei ha incontrato molti intellettuali, quale peso hanno avuto nella sua formazione artistica ed umana?"
Per me hanno rappresentato un esempio, ho provato per loro una grande ammirazione, la loro autorevolezza mi ha incoraggiato tantissimo ad avere maggiore fiducia in me stesso, perché ero disorientato, non provengo da scuole particolari, perciò non ho riferimenti o canoni da seguire, è un percorso quotidiano, un taglia incolla, costruito negli errori, nei risultati, nei pensieri incompleti che qualcuno aiuta ad aggiustare, è una cultura fatta di attenzione a tutto ciò che ci sta intorno, più che una cultura scolastica. Io non ho l’accademia di Belle Arti alle spalle, né un corso di studi regolare, ho lavorato fin da piccolo.-
"Però ha scelto di fare l’artista, invece dell’operaio, ardeva, quindi, il sacro fuoco che è stato più forte di tutto?"
Assolutamente sì. Agli inizi c’è stato un premio, poi ne ho conseguiti decine, uno dietro l’altro, risultavo sempre tra i primi, qualche articoletto sul giornale locale, qualcuno acquistava un disegno, magari per cinquemila lire che a me bastavano ed avanzavano per le piccole cose che servivano ad esercitarmi e quindi ad andare avanti, e tutto questo è un’avventura abbastanza particolare.-
"Una lunga gavetta…"
Assolutamente…e ancora prosegue.-
"Poi è arrivato al monumento del multiculturalismo, perché?"
Forse era la parola che mancava al mio pensiero, quando sono andato in Canada ed ho avuto l’impatto con un tessuto sociale così ricco ed assortito, mi sono chiesto quali sincrasie derivassero da queste convivenze, mi interrogavo su quale risultante culturale nuova avrebbero prodotto ed ho pensato al multiculturalismo come ad un piccolo esempio del mondo unito e non condividevo che si trattasse di un fenomeno solo canadese per amministrare e dare il contentino alle minoranze, perché lì si contendono il territorio i francesi e gli inglesi e gli altri sono considerati ancora dei deportati.-
"Perciò ha convogliato tutte le sue energie su questo concetto del multiculturalismo tanto da trasferirlo nella sua arte?"
- Sì, sicuramente è un problema esistenziale, ho cominciato a guardare il mondo da una prospettiva astratta, vedevo una sfera con tutte queste formichine con i loro recinti.-
"A che punto siamo in Italia, a suo parere, per quanto riguarda il multiculturalismo?"
La nostra è una cultura nazionalista ben radicata, poi c’è stata un’espressione liberista sconsiderata, oggi bisogna intensificare gli scambi culturali, è una tematica nuova, perché si accelera la comunicazione, i trasporti, c’è un disequilibrio economico planetario che è preoccupante e ci deve far pensare seriamente al nostro futuro e a quello dei nostri figli, la conservazione della nostra cultura, pur nell’apertura ad altre culture, bisogna tutelare il particolare in correlazione con l’universale.-
"Abbiamo assistito ad una guerra tra poveri"
- Ma c’è sempre stata la guerra tra poveri, si è accentuata piuttosto
- La guerra tra poveri c’è sempre stata
Che cos’è il multiculturalismo
Francesco Perilli e Domenico Guzzi ne parlano in un libro che sarà presentato il 18 agosto a Martin Sicuro e si può riassumere nel concetto, che dovrebbe essere insito nell’uomo ed espresso da Perilli nel suo Manifesto del Movimento Multiculturale che recita: "Il Multiculturalismo è il moderno modo di pensare, essere, vivere ed operare che, per il raggiungimento del bene comune, pone a proprio fondamento nuove e multiformi strategie di pacifica convivenza tra culture e religioni diverse."
L’opera simbolo del multiculturalismo
E’ un’opera bronzea ideata e realizzata dall’artista in chiave postmoderna che raffigura un uomo, al centro del globo, nell’atto di unire due meridiani; gli altri meridiani sono tirati su da colombe già simbolo della pace, esse incarnano le vitalità culturali che nel rispetto reciproco aiutano a costruire il mondo. La figura umana rappresenta l’uomo universale ed è raffigurata senza volto e senza capelli, proprio per evitare qualsiasi identificazione con una specifica etnia. Lo sforzo che l’uomo compie è teso ad unire il mondo nell’implicito messaggio che lo vede protagonista della divisione operata e al quale spetta riunificare il tutto. Il simbolo del cerchio non è casuale ed esprime il rapporto imprescindibile tra uomo e natura nella loro globalità, mentre le altre otto colombe che tirano i relativi meridiani rappresentano i quattro punti cardinali e le direzioni intermedie della rosa dei venti, insomma da qualsiasi parte arrivino le culture contribuiscono tutte, senza distinzione, alla costruzione del mondo.
Il messaggio di quest’opera è forte ed è arrivato in vari continenti e in città simbolo, vedi Sarajevo, dove gli integralisti volevano toglierla ed in seguito coprirla, tanto da trasformarla da simbolo della tolleranza, in quello dell’intolleranza, fortunatamente senza riuscirci.
OGGI SIAMO ONLINE!
Ciao a tutti. Oggi siamo online. Proseguiremo una strada iniziata qualche mese fa, ma oggi con più vigore.
Continuate a seguirci....
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giovedì 24 maggio 2007
IL 1°GIUGNO ESCE IL MIO GIORNALE ABBONATI!
IL 1° GIUGNO ESCE IL MIO GIORNALE E FESTEGGIA IL SUO PRIMO COMPLEANNO IN EDICOLA
IL MIO GIORNALE E' FUORI DAL CORO...NON LEGGERLO TI PENALIZZA.
ABBONATI SUBITO! L'ABBONAMENTO COSTA APPENA 10 EURO L'ANNO. ABBONATI ORA!
C/C Postale 62576483- INTESTATO AD ASSOCIAZIONE IL GRANELLO DI SALE
I TITOLI DI QUESTO NUMERO:
PAOLO BELLI UN UOMO UMILE
BEPPE GRILLO IL PALADINO DEGLI ITALIANI
LEGGI CAPESTRO E CASTE
CASO LAMA: IL MINISTERO RISPONDE
SPECIALE BARBERINO: BARBA D'ORO A GIULIANO VANGI IL PIU' GRANDE SCULTORE VIVENTE
SPECIALE MARRADI
UNA GIORNATA CON I VIGILI DEL FUOCO
BELLEZZA: VIA I PELI SUPERFLUI
AL VIA LE VISITE GUIDATE NELLA CASA BIO
E POI GIOCHI, BUONUMORE, CUCINA, AFORISMA, INFORMATICA...
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CASO LAMA: IL MINISTERO RISPONDE
SPECIALE BARBERINO: BARBA D'ORO A GIULIANO VANGI IL PIU' GRANDE SCULTORE VIVENTE
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BELLEZZA: VIA I PELI SUPERFLUI
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martedì 1 maggio 2007
IL DIRITTO DI GUARIRE
6 MAGGIO GIORNATA NAZIONALE SULL’EPILESSIA
Un lettore scrive:
PERCHE’ A CHI E’ STATO AFFETTO DA EPILESSIA, MA HA RISOLTO IL PROBLEMA SUPERANDO COMPLETAMENTE LA PATOLOGIA, NON E’ RICONOSCIUTA LA GUARIBILITA’? Sono un epilettico e per 10 anni ho sofferto di questa malattia, poi grazie alle cure, sono completamente guarito, ho sospeso i farmaci, il mio EEG (elettroencefalogramma) risulta nella norma eppure ogni due anni devo fare la visita per rinnovare la patente. Devo andare a Firenze e perdere una giornata di lavoro…perché gli epilettici devono subire ancora questo trattamento discriminante e fortemente pregiudiziale? Ad altri ammalati, una volta guariti, questi controlli così pressanti non vengono fatti, perché a noi sì? (Lettera firmata)
RISPONDE GRAZIELLA EVANGELISTI VOLONTARIA AICE TOSCANA
"L’epilessia dovrebbe essere considerata una malattia come le altre, invece non è così" spiega Graziella Evangelisti " la gente nutre molti pregiudizi verso questa patologia, addirittura prova paura, vergogna, ho conosciuto molti genitori che ancora oggi nascondono i figli e tanti ragazzi che quando dichiarano di essere epilettici non trovano lavoro, insomma tutti sono convinti che l’epilessia sia una malattia strana dalla quale non si può guarire e guardano i malati con sospetto, invece non è così. L’ignoranza è un altro problema che gravita intorno all’epilessia, ma la ricerca sta facendo passi da gigante per migliorare le terapie e curare questa patologia, spesso sino alla guarigione, oggi poi esiste la possibilità dell’intervento chirurgico, mio figlio, epilettico, è stato operato ed oggi sta bene. Le cose possono cambiare, noi dell’AICE ci battiamo perché questo avvenga, solo con l’informazione potremo sbaragliare i tabù e sperare che la guaribilità sia presto un fatto acquisito anche per gli epilettici."
Che cos’è l’epilessia?
Nell’antichità è stata definita il "male degli Dei", simbolo di intelligenza che ha colpito grandi condottieri, da Giulio Cesare ad Alessandro Magno. Si tratta dell’epilessia, un disturbo che interessa l’1% della popolazione e su cui è necessario essere informati. Proprio per questo motivo, in tutta Italia, è stata organizzata la Giornata dell’Epilessia. Per la diagnosi di epilessia è necessaria un'accurata valutazione dei sintomi e della storia clinica. "Le crisi epilettiche – spiega Raffaele Rocchi, neurologo al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena – "sono causate da scariche elettriche anomale originate nelle cellule della corteccia cerebrale. Nella maggior parte dei casi, circa 2/3, non si riesce a individuare una causa definita, mentre nei restanti casi è presente una lesione cerebrale. A Siena – continua Rocchi – presso le diverse aree specialistiche che si interessano a vario titolo di epilessia quali Neurologia, Pediatria, Neuropsichiatria Infantile, Neurochirurgia, vengono seguiti circa 3000 pazienti, tra adulti e bambini, provenienti da tutta Italia. Il 70-80% risponde bene al trattamento farmacologico ma, nel 30% dei casi, quando l’epilessia è farmaco-resistente, emergono continuamente problemi rilevanti come crisi numerose, effetti collaterali dei farmaci, comportamento dipendente, disagio psicosociale, riduzione della autonomia". In alcuni casi, dove i farmaci non riescono a controllare le crisi, è possibile intervenire chirurgicamente. "In questo settore – aggiunge Rocchi - grazie alla piena collaborazione tra Neurologia, Pediatria e Neurochirurgia Universitaria, e con la consulenza dell’ospedale Niguarda di Milano, abbiamo un’alta specializzazione. Fondamentale è pianificare l’intervento, individuando la zona epilettogena da cui hanno origine le crisi e valutare la possibilità di essere asportata chirurgicamente."
COME AIUTARE UN MALATO DI EPILESSIA
In caso di crisi con caduta, rigidità e scosse, bisogna lasciar evolvere liberamente la crisi. Togliere le lenti, se la persona le possiede e mettere qualcosa di tenero sotto la testa. A fine crisi, ruotare la persona su un fianco per facilitargli la respirazione. La lingua non si ribalta e morderla è un caso. Non infilare nulla in bocca della persona che ha avuto la crisi. Slacciare il colletto della camicia. Allontanare le fonti di pericolo: spigoli, vetri, elettricità, auto. Assecondare una persona che ha avuto una crisi epilettica è importantissimo, non bisogna forzarlo con atti e parole, ma aspettare, con pazienza, che questi riprenda il contatto con la realtà. Assistere la persona se necessita di ricambi, può esserci stata durante la crisi, perdita di urine o feci. Contattare i suoi familiari. Chiamare il 118 solo se la persona colpita da crisi epilettica non si riprende dopo 3 minuti o se alla prima subentrano, senza ripresa di contatto, altre crisi. In alcuni casi, dopo essere stati autorizzati dal medico, si possono interrompere le crisi con "perette" per via rettale.
I dati
L’epilessia è stata considerata nel 1965 "malattia sociale", questo riconoscimento ha permesso il finanziamento di Centri per l’epilessia e l’attribuzione di fondi per l’effettuazione di ricerche riguardanti gli aspetti medici e psicosociali della patologia.
In Italia i malati di epilessia sono circa 600.000. Ci sono 25.000 casi ogni anno, con un’influenza del 2% tra gli adulti e del 5% tra i bambini.
In Toscana 1 adulto su 4 è affetto da Epilessia. Solo a Prato sono 800 le persone epilettiche, il 50% sono bambini.
L’AICE
L’AICE (Associazione Italiana Contro L’Epilessia) riunisce e tutela i malati di epilessia e le loro famiglie e ha, tra le sue principali finalità, la lotta alla disinformazione e al pregiudizio su questa patologia. L’AICE s’impegna, inoltre, a stimolare i pubblici poteri per modificare leggi inique e per istituire e potenziare strutture sanitarie pubbliche ai fini di una migliore assistenza per i malati di epilessia. La spinta nei confronti dei pubblici poteri da parte dell’AICE, ha portato la modifica di leggi riguardanti la concessione della patente di guida a chi non presenti crisi da almeno due anni (1988) e l nascita del CRE (la rete regionale di centri per la cura dell’epilessia, dotati di finanziamenti, personale medico e paramedico, attrezzature strettamente deputate alla diagnostica e alla terapia dell’epilessia.
Indirizzi utili
AICE NAZIONALE Milano Via Tommaso Marino 7 20121- Milano
Tel. 02-809799
AICE Toscana- Firenze –Via San Niccolò 30 - Presso Residenza Protetta Demidoff Tel. 055- 2477013
IL BAMBINO EPILETTICO
La diagnosi di epilessia, come per altre patologie, può avere un impatto devastante sulle aspettative e le fantasie dei genitori riguardo al proprio bambino. In letteratura si parla di "ferita narcisistica", riferendosi alla delusione di scoprire che il figlio immaginato non corrisponde a quello reale. Oltre a questo si aggiunga che, rispetto ad altre malattie, le frequenti perdite di coscienza, caratteristiche dell’epilessia, causano nei genitori e nei bambini un’esperienza ripetuta di "perdita improvvisa" che genera una forte ansia, che rischia di pervadere tutti i componenti della famiglia.Questi sentimenti, pur comprensibili, non sono certo funzionali all'educazione del bambino, alla percezione che ha di sé e della malattia stessa.
I genitori rischiano di passare da atteggiamenti iperprotettivi a reazioni aggressive nei confronti del figlio: si sentono causa delle sue difficoltà, provano amore verso di lui ma, allo stesso tempo, anche odio per la sua malattia e le conseguenze che essa può comportare. A scuola, ad esempio.
Secondo alcuni ricercatori un terzo circa dei bambini con epilessia avrebbe bisogno nella scuola di un supporto psicopedagogico, in quanto vengono segnalati dalle stesse insegnanti difficoltà di fronte agli impegni scolastici: dipende dalla tipologia e dalla gravità della sindrome epilettica, nonché dal successo delle terapie anticonvulsive. In linea generale, nei casi in cui i sintomi rimangono presenti, gli insegnanti si trovano nella oggettiva difficoltà di distinguere tra crisi epilettiche e quelle difficoltà di attenzione e concentrazione che sono proprie di molti alunni. Analogamente è difficile valutare le prestazioni di un bambino che si "assenta" frequentemente, interrompendo la propria attività.
Da molteplici ricerche, poi, nei bambini che soffrono di epilessia risultano tratti comuni della personalità, quali scarsa autostima, tendenze alla rinuncia, bassa tolleranza alle frustrazioni. Anche in questi casi è difficile per gli insegnanti distinguere ciò che va ricondotto alla malattia e quanto, invece, va interpretato dagli insegnanti come scarso investimento del bambino rispetto agli apprendimenti scolastici. Il problema è amplificato dai diversi vissuti che ogni persona ha della propria patologia e dalle reazioni familiari nei confronti di essa. Tutto ciò si traduce nella difficoltà di definire quali atteggiamenti ed interventi è opportuno mettere in atto. Ad esempio, nel caso una crisi che si manifesta come "assenza", il bambino può essere incoraggiato a seguire quando invece avrebbe bisogno di riposare. Inoltre, come gestire la classe senza procurare ansia e/o pregiudizi nei confronti del compagno epilettico? Agli insegnanti ancora una volta sono richiesti equilibrio e buon senso per non causare handicap che non sono direttamente riconducibili alla malattia. Anzi, di fronte ad un bambino affetto da deficit, essi sono chiamati a moltiplicare gli sforzi affinché le eventuali difficoltà neuropsicologiche, relazionali e di apprendimento non ostacolino l'esplicarsi di tutte le potenzialità, non solo cognitive, che permettono di seguire la normale programmazione della classe.
(Fonte: Monica Balli della redazione di www.educare.it)
VIDEOGAME E TVTroppi videogame e tv possono scatenare crisi epilettiche in bimbi e adolescenti. L'epilessia da videogioco rappresenta ormai il 3% di tutti i nuovi casi di questa patologia e il 10% di quelli fra i 7 e i 19 anni d'eta'. A mettere in guardia dagli effetti dell''overdose di giochi elettronici sulla salute dei piccoli italiani sono gli esperti, in vista della Giornata nazionale contro l'epilessia, che si celebra domenica 4 maggio, promossa dalla Lice (Lega italiana contro l'epilessia), presieduta dal professor Emilio Perucca, dell'universita' di Pavia. Oltre a videogame e cartoon giapponesi, sotto accusa anche le luci stroboscopiche delle discoteche, capaci di provocare crisi convulsive in chi e' particolarmente sensibile alle variazioni di stimoli luminosi. A causare gli attacchi e' l'esposizione a stimoli luminosi che variano continuamente. Come i videogame, appunto: sono la molla che fa scattare la patologia nel 4% di ragazzini con predisposizione genetica, fra i 4 e i 18 anni. E ormai due casi di epilessia su tre si registrano prima della pubertà. In generale, l'epilessia da fotosensibilità registra la massima incidenza proprio fra gli adolescenti. Se ne contano 10 mila casi in Italia, l'1,5% del totale: a scatenare l'attacco e' l'esposizione a stimoli luminosi che variano continuamente. La fotosensibilità, cioè la particolare sensibilità alla rapida successione di stimoli luminosi diversi - afferma Vigevano - si manifesta più facilmente durante l'infanzia e l'adolescenza, quando maggiore e' anche il tempo trascorso davanti ai videogiochi''. Sotto accusa soprattutto lo schermo televisivo, che ''emette una luce intermittente: la sensibilità ad essa aumenta avvicinandosi allo schermo o con la ripetuta esposizione agli stimoli luminosi. Per questo i genitori dovrebbero tenere al riparo i figli da possibili rischi aumentando la distanza dalla tv, che non deve essere inferiore a 3 metri'. E infatti, negli ultimi anni, i produttori di videogame hanno allungato il filo che lega il joystick alla consolle. Anche il tipo di schermo influisce. 'Tra i meno pericolosi troviamo gli schermi a 100 Hertz o a cristalli liquidi'. I videogiochi, ma anche i cartoni animati, soprattutto quelli giapponesi, sono particolarmente pericolosi se alternano sequenze molto luminose ad altre buie. Anche i fari delle discoteche possono causare una crisi epilettica. 'Il 10% dei pazienti con epilessia fotosensibile - denuncia di essere stato male proprio in discoteca. Gli attacchi scatenati dalle luci stroboscopiche si manifestano con convulsioni e cadute al suolo. Non mancano, pero', casi di 'assenza', cioè sospensione della coscienza e rapide scosse degli arti''. La responsabilità delle luci da 'disco' e' scientificamente provata, ma in Italia non esistono norme che ne regolamentano l'uso. Invece, proprio per prevenire le crisi epilettiche in questi posti e per un dovere di tutela dei minori, sarebbe auspicabile l'adozione di luci con frequenze al di sotto di 5 hertz, come di recente raccomandato in Gran Bretagna.
Un lettore scrive:
PERCHE’ A CHI E’ STATO AFFETTO DA EPILESSIA, MA HA RISOLTO IL PROBLEMA SUPERANDO COMPLETAMENTE LA PATOLOGIA, NON E’ RICONOSCIUTA LA GUARIBILITA’? Sono un epilettico e per 10 anni ho sofferto di questa malattia, poi grazie alle cure, sono completamente guarito, ho sospeso i farmaci, il mio EEG (elettroencefalogramma) risulta nella norma eppure ogni due anni devo fare la visita per rinnovare la patente. Devo andare a Firenze e perdere una giornata di lavoro…perché gli epilettici devono subire ancora questo trattamento discriminante e fortemente pregiudiziale? Ad altri ammalati, una volta guariti, questi controlli così pressanti non vengono fatti, perché a noi sì? (Lettera firmata)
RISPONDE GRAZIELLA EVANGELISTI VOLONTARIA AICE TOSCANA
"L’epilessia dovrebbe essere considerata una malattia come le altre, invece non è così" spiega Graziella Evangelisti " la gente nutre molti pregiudizi verso questa patologia, addirittura prova paura, vergogna, ho conosciuto molti genitori che ancora oggi nascondono i figli e tanti ragazzi che quando dichiarano di essere epilettici non trovano lavoro, insomma tutti sono convinti che l’epilessia sia una malattia strana dalla quale non si può guarire e guardano i malati con sospetto, invece non è così. L’ignoranza è un altro problema che gravita intorno all’epilessia, ma la ricerca sta facendo passi da gigante per migliorare le terapie e curare questa patologia, spesso sino alla guarigione, oggi poi esiste la possibilità dell’intervento chirurgico, mio figlio, epilettico, è stato operato ed oggi sta bene. Le cose possono cambiare, noi dell’AICE ci battiamo perché questo avvenga, solo con l’informazione potremo sbaragliare i tabù e sperare che la guaribilità sia presto un fatto acquisito anche per gli epilettici."
Che cos’è l’epilessia?
Nell’antichità è stata definita il "male degli Dei", simbolo di intelligenza che ha colpito grandi condottieri, da Giulio Cesare ad Alessandro Magno. Si tratta dell’epilessia, un disturbo che interessa l’1% della popolazione e su cui è necessario essere informati. Proprio per questo motivo, in tutta Italia, è stata organizzata la Giornata dell’Epilessia. Per la diagnosi di epilessia è necessaria un'accurata valutazione dei sintomi e della storia clinica. "Le crisi epilettiche – spiega Raffaele Rocchi, neurologo al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena – "sono causate da scariche elettriche anomale originate nelle cellule della corteccia cerebrale. Nella maggior parte dei casi, circa 2/3, non si riesce a individuare una causa definita, mentre nei restanti casi è presente una lesione cerebrale. A Siena – continua Rocchi – presso le diverse aree specialistiche che si interessano a vario titolo di epilessia quali Neurologia, Pediatria, Neuropsichiatria Infantile, Neurochirurgia, vengono seguiti circa 3000 pazienti, tra adulti e bambini, provenienti da tutta Italia. Il 70-80% risponde bene al trattamento farmacologico ma, nel 30% dei casi, quando l’epilessia è farmaco-resistente, emergono continuamente problemi rilevanti come crisi numerose, effetti collaterali dei farmaci, comportamento dipendente, disagio psicosociale, riduzione della autonomia". In alcuni casi, dove i farmaci non riescono a controllare le crisi, è possibile intervenire chirurgicamente. "In questo settore – aggiunge Rocchi - grazie alla piena collaborazione tra Neurologia, Pediatria e Neurochirurgia Universitaria, e con la consulenza dell’ospedale Niguarda di Milano, abbiamo un’alta specializzazione. Fondamentale è pianificare l’intervento, individuando la zona epilettogena da cui hanno origine le crisi e valutare la possibilità di essere asportata chirurgicamente."
COME AIUTARE UN MALATO DI EPILESSIA
In caso di crisi con caduta, rigidità e scosse, bisogna lasciar evolvere liberamente la crisi. Togliere le lenti, se la persona le possiede e mettere qualcosa di tenero sotto la testa. A fine crisi, ruotare la persona su un fianco per facilitargli la respirazione. La lingua non si ribalta e morderla è un caso. Non infilare nulla in bocca della persona che ha avuto la crisi. Slacciare il colletto della camicia. Allontanare le fonti di pericolo: spigoli, vetri, elettricità, auto. Assecondare una persona che ha avuto una crisi epilettica è importantissimo, non bisogna forzarlo con atti e parole, ma aspettare, con pazienza, che questi riprenda il contatto con la realtà. Assistere la persona se necessita di ricambi, può esserci stata durante la crisi, perdita di urine o feci. Contattare i suoi familiari. Chiamare il 118 solo se la persona colpita da crisi epilettica non si riprende dopo 3 minuti o se alla prima subentrano, senza ripresa di contatto, altre crisi. In alcuni casi, dopo essere stati autorizzati dal medico, si possono interrompere le crisi con "perette" per via rettale.
I dati
L’epilessia è stata considerata nel 1965 "malattia sociale", questo riconoscimento ha permesso il finanziamento di Centri per l’epilessia e l’attribuzione di fondi per l’effettuazione di ricerche riguardanti gli aspetti medici e psicosociali della patologia.
In Italia i malati di epilessia sono circa 600.000. Ci sono 25.000 casi ogni anno, con un’influenza del 2% tra gli adulti e del 5% tra i bambini.
In Toscana 1 adulto su 4 è affetto da Epilessia. Solo a Prato sono 800 le persone epilettiche, il 50% sono bambini.
L’AICE
L’AICE (Associazione Italiana Contro L’Epilessia) riunisce e tutela i malati di epilessia e le loro famiglie e ha, tra le sue principali finalità, la lotta alla disinformazione e al pregiudizio su questa patologia. L’AICE s’impegna, inoltre, a stimolare i pubblici poteri per modificare leggi inique e per istituire e potenziare strutture sanitarie pubbliche ai fini di una migliore assistenza per i malati di epilessia. La spinta nei confronti dei pubblici poteri da parte dell’AICE, ha portato la modifica di leggi riguardanti la concessione della patente di guida a chi non presenti crisi da almeno due anni (1988) e l nascita del CRE (la rete regionale di centri per la cura dell’epilessia, dotati di finanziamenti, personale medico e paramedico, attrezzature strettamente deputate alla diagnostica e alla terapia dell’epilessia.
Indirizzi utili
AICE NAZIONALE Milano Via Tommaso Marino 7 20121- Milano
Tel. 02-809799
AICE Toscana- Firenze –Via San Niccolò 30 - Presso Residenza Protetta Demidoff Tel. 055- 2477013
IL BAMBINO EPILETTICO
La diagnosi di epilessia, come per altre patologie, può avere un impatto devastante sulle aspettative e le fantasie dei genitori riguardo al proprio bambino. In letteratura si parla di "ferita narcisistica", riferendosi alla delusione di scoprire che il figlio immaginato non corrisponde a quello reale. Oltre a questo si aggiunga che, rispetto ad altre malattie, le frequenti perdite di coscienza, caratteristiche dell’epilessia, causano nei genitori e nei bambini un’esperienza ripetuta di "perdita improvvisa" che genera una forte ansia, che rischia di pervadere tutti i componenti della famiglia.Questi sentimenti, pur comprensibili, non sono certo funzionali all'educazione del bambino, alla percezione che ha di sé e della malattia stessa.
I genitori rischiano di passare da atteggiamenti iperprotettivi a reazioni aggressive nei confronti del figlio: si sentono causa delle sue difficoltà, provano amore verso di lui ma, allo stesso tempo, anche odio per la sua malattia e le conseguenze che essa può comportare. A scuola, ad esempio.
Secondo alcuni ricercatori un terzo circa dei bambini con epilessia avrebbe bisogno nella scuola di un supporto psicopedagogico, in quanto vengono segnalati dalle stesse insegnanti difficoltà di fronte agli impegni scolastici: dipende dalla tipologia e dalla gravità della sindrome epilettica, nonché dal successo delle terapie anticonvulsive. In linea generale, nei casi in cui i sintomi rimangono presenti, gli insegnanti si trovano nella oggettiva difficoltà di distinguere tra crisi epilettiche e quelle difficoltà di attenzione e concentrazione che sono proprie di molti alunni. Analogamente è difficile valutare le prestazioni di un bambino che si "assenta" frequentemente, interrompendo la propria attività.
Da molteplici ricerche, poi, nei bambini che soffrono di epilessia risultano tratti comuni della personalità, quali scarsa autostima, tendenze alla rinuncia, bassa tolleranza alle frustrazioni. Anche in questi casi è difficile per gli insegnanti distinguere ciò che va ricondotto alla malattia e quanto, invece, va interpretato dagli insegnanti come scarso investimento del bambino rispetto agli apprendimenti scolastici. Il problema è amplificato dai diversi vissuti che ogni persona ha della propria patologia e dalle reazioni familiari nei confronti di essa. Tutto ciò si traduce nella difficoltà di definire quali atteggiamenti ed interventi è opportuno mettere in atto. Ad esempio, nel caso una crisi che si manifesta come "assenza", il bambino può essere incoraggiato a seguire quando invece avrebbe bisogno di riposare. Inoltre, come gestire la classe senza procurare ansia e/o pregiudizi nei confronti del compagno epilettico? Agli insegnanti ancora una volta sono richiesti equilibrio e buon senso per non causare handicap che non sono direttamente riconducibili alla malattia. Anzi, di fronte ad un bambino affetto da deficit, essi sono chiamati a moltiplicare gli sforzi affinché le eventuali difficoltà neuropsicologiche, relazionali e di apprendimento non ostacolino l'esplicarsi di tutte le potenzialità, non solo cognitive, che permettono di seguire la normale programmazione della classe.
(Fonte: Monica Balli della redazione di www.educare.it)
VIDEOGAME E TVTroppi videogame e tv possono scatenare crisi epilettiche in bimbi e adolescenti. L'epilessia da videogioco rappresenta ormai il 3% di tutti i nuovi casi di questa patologia e il 10% di quelli fra i 7 e i 19 anni d'eta'. A mettere in guardia dagli effetti dell''overdose di giochi elettronici sulla salute dei piccoli italiani sono gli esperti, in vista della Giornata nazionale contro l'epilessia, che si celebra domenica 4 maggio, promossa dalla Lice (Lega italiana contro l'epilessia), presieduta dal professor Emilio Perucca, dell'universita' di Pavia. Oltre a videogame e cartoon giapponesi, sotto accusa anche le luci stroboscopiche delle discoteche, capaci di provocare crisi convulsive in chi e' particolarmente sensibile alle variazioni di stimoli luminosi. A causare gli attacchi e' l'esposizione a stimoli luminosi che variano continuamente. Come i videogame, appunto: sono la molla che fa scattare la patologia nel 4% di ragazzini con predisposizione genetica, fra i 4 e i 18 anni. E ormai due casi di epilessia su tre si registrano prima della pubertà. In generale, l'epilessia da fotosensibilità registra la massima incidenza proprio fra gli adolescenti. Se ne contano 10 mila casi in Italia, l'1,5% del totale: a scatenare l'attacco e' l'esposizione a stimoli luminosi che variano continuamente. La fotosensibilità, cioè la particolare sensibilità alla rapida successione di stimoli luminosi diversi - afferma Vigevano - si manifesta più facilmente durante l'infanzia e l'adolescenza, quando maggiore e' anche il tempo trascorso davanti ai videogiochi''. Sotto accusa soprattutto lo schermo televisivo, che ''emette una luce intermittente: la sensibilità ad essa aumenta avvicinandosi allo schermo o con la ripetuta esposizione agli stimoli luminosi. Per questo i genitori dovrebbero tenere al riparo i figli da possibili rischi aumentando la distanza dalla tv, che non deve essere inferiore a 3 metri'. E infatti, negli ultimi anni, i produttori di videogame hanno allungato il filo che lega il joystick alla consolle. Anche il tipo di schermo influisce. 'Tra i meno pericolosi troviamo gli schermi a 100 Hertz o a cristalli liquidi'. I videogiochi, ma anche i cartoni animati, soprattutto quelli giapponesi, sono particolarmente pericolosi se alternano sequenze molto luminose ad altre buie. Anche i fari delle discoteche possono causare una crisi epilettica. 'Il 10% dei pazienti con epilessia fotosensibile - denuncia di essere stato male proprio in discoteca. Gli attacchi scatenati dalle luci stroboscopiche si manifestano con convulsioni e cadute al suolo. Non mancano, pero', casi di 'assenza', cioè sospensione della coscienza e rapide scosse degli arti''. La responsabilità delle luci da 'disco' e' scientificamente provata, ma in Italia non esistono norme che ne regolamentano l'uso. Invece, proprio per prevenire le crisi epilettiche in questi posti e per un dovere di tutela dei minori, sarebbe auspicabile l'adozione di luci con frequenze al di sotto di 5 hertz, come di recente raccomandato in Gran Bretagna.
martedì 13 marzo 2007
IL MIO GIORNALE ESCE IL 31 MARZO!
E SARA' PIU' RICCO! QUATTRO PAGINE IN PIU' CHE PARLERANNO DI: ATTUALITA'- NOTIZIE LOCALI E NON - BELLEZZA- SALUTE- SPETTACOLI-
RICEVERE A CASA IL MIO GIORNALE E' FACILE, BASTA COMPILARE UN BOLLETTINO DI CONTO CORRENTE POSTALE CON IL PROPRIO INDIRIZZO SONO SUFFICIENTI 10 EURO ALL'ANNO PER UN ABBONAMENTO E POTRAI RICEVERE A CASA TUA LA RIVISTA.
IL MIO GIORNALE E' EDITO DALL'ASSOCIAZIONE IL GRANELLO DI SALE C/C POSTALE 62576483
RICEVERE A CASA IL MIO GIORNALE E' FACILE, BASTA COMPILARE UN BOLLETTINO DI CONTO CORRENTE POSTALE CON IL PROPRIO INDIRIZZO SONO SUFFICIENTI 10 EURO ALL'ANNO PER UN ABBONAMENTO E POTRAI RICEVERE A CASA TUA LA RIVISTA.
IL MIO GIORNALE E' EDITO DALL'ASSOCIAZIONE IL GRANELLO DI SALE C/C POSTALE 62576483
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